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Hey, come va la vita? Dalle mie parti benissimo. Sono Keanu, soprannominato Kiki o Garfield in blu, quando combino qualche piccolo….piccolissimo guaio! Ho appena finito il mio sonnellino giornaliero nell’amaca che sta in veranda. E’ il mio posto preferito da dove vedo tutto quello che succede intorno alla casa. Io sono un gatto da guardia…niente mi sfugge. In fondo alla valle si estende Trieste, le case….il mare. Mi piace molto anche il mare della laguna perché quando arriva l’estate, con George, Alessandra e i ragazzi ci trasferiamo a Grado. Lì abitiamo in centro e c’è un bel via vai di persone. Sto alla finestra e mi diverto ad osservare tutto quello che succede. Che vita! Sono nato a Trieste, l’8 agosto 2004 (segno zodiacale Leone) e sono l’ultimo di 9 fratelli/sorelle. Ero talmente piccolo che la mia mamma (Foffi) non ce la faceva a darmi da mangiare così con grande pazienza Alessandra e soprattutto Matteo mi hanno alimentato con il biberon. Ora sono diventato un gigante e quei momenti li ho dimenticati. L’attaccamento per Matteo invece è immutato. Quando è a casa, siamo sempre insieme….giochiamo…scherziamo…dormiamo....studiamo e così grazie a lui ho conosciuto un po’ la storia dei certosini. Il Certosino è senza ombra di dubbio uno dei gatti più belli che esistano e non lo dico per vanità. L’espressione del nostro musetto è irresistibile perchè sembra sempre sorridente. La razza fu selezionata in Francia nel Settecento e da allora il Certosino è sempre stato considerato il gatto nazionale francese. Diventò una specie di simbolo dello stato francese perchè era il micio preferito dal generale Charles de Gaulle. La celebre scrittrice Colette, che proprio ad uno dei suoi numerosi Certosini dedicò il romanzo “La gatta” del 1933, adorava moltissimo trascorrere del tempo con i suoi gatti. Scrisse di loro: “I compagni migliori non hanno mai meno di quattro zampe” e anche “l’idea che hanno i gatti della comodità è assolutamente incomprensibile agli umani”. Purtroppo il Certosino non è sempre stato un apprezzato animale da compagnia. Nel Settecento veniva anche allevato a scopo alimentare e per la sua folta pelliccia, molto simile al tatto a quella della lontra. Fu proprio nell’ambiente dei pellicciai che al “Gatto grigio francese”, come si chiamava allora, venne dato il nome di Certosino. Sui banchi dei commercianti di tessuti, le merci migliori e più pregiate erano la pelle dei Gatti grigi e una lana che veniva dalla Spagna che si chiamava “lana di Certosino”. Entrambe erano straordinariamente morbide e così, poco a poco, si finì per identificarle. Da quel momento il termine “Chartreux”, Certosino appunto, venne esteso anche ai gatti. Ma in un’epoca ancora più lontana sembra intessuta la storia dei primi antenati dei certosini. In molti testi, dal 1500 in poi, sono menzionati gatti dal pelo grigio che vengono variamente indicati come gatti di Siria, di Cipro, di Malta, località queste, tutte strettamente collegate agli itinerari dei Crociati. L’arrivo di questi gatti dall’Oriente tramite i Crociati, diventa quindi un’ipotesi concreta avvallata anche dalla sostanziale differenza tra il loro mantello e quello dei gatti domestici dell’Europa centrale.
La leggenda dice che il nome certosino è legato al fatto che i Templari giunti in Francia, al ritorno dalla Terra Santa, si ritiravano nel monastero della Grande Chartreuse per ritemprare lo spirito ed il corpo portando con sé gatti dal pelo grigio che nei tempi di pestilenze e carestie erano un dono prezioso per i monaci certosini, in quanto impareggiabili cacciatori di topi. Che ne dici, siamo o non siamo dei mici dal passato interessante?
Keanu
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